Non tutti sanno come e quanto l’industria farmaceutica per la salute umana condiziona l’OMS, tramite i finanziamenti che consentono la sopravvivenza dell’organizzazione mondiale della sanità. Analogamente cerca ora di muoversi la multinazionale svizzera nei confronti dell’IUCN, l’autorevole consesso scientifico mondiale che, fra l’altro, gestisce la “lista rossa delle specie a rischio o in estinzione”.
Il giornalista Stéphane Foucart di Le Monde con un’inchiesta ne denuncia le mire oscure.
Di seguito la traduzione dell’articolo (a cura di Unaapi).
IUCN, Syngenta e il declino dei bombi
E’ un comunicato stampa apparentemente anodino, quello reso pubblico il 2 aprile dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). La venerabile organizzazione per la conservazione della biodiversità, famosa per la redazione della sua “lista rossa” delle specie in via di estinzione, esprime una cupa valutazione sulla situazione delle popolazioni di bombi, importanti impollinatori, in Europa: 30 delle 68 specie del genere Bombus presenti nel continente sono in declino e 12 in via di estinzione.
“Il cambio climatico, l’intensificazione agricola e cambiamenti di uso del suolo agricolo sono le principali minacce che affrontano queste specie” precisa l’IUCN nel suo comunicato.
Niente, a priori, che fornisca spunto a controversie. Ma, sollecitati da Le Monde, molti ricercatori si sono dichiarati assai perplessi sull’insieme del testo. A mezza voce, diversi vi leggono l’influenza dei colloqui in corso tra l’organizzazione di tutela della biodiversità e Syngenta, uno dei principali produttori di insetticidi agricoli.
“Il termine ” pesticidi “appare una sola volta nel comunicato, e in più nel quinto paragrafo, in una citazione attribuita a un responsabile europeo”, nota un apidologo che vuol restare anonimo. “Non ho mai verificato, fino a oggi, alcuna chiara evidenza che colleghi il declino dei bombi al cambio climatico “, ha aggiunto Dave Goulson, professore presso l’Università del Sussex ( UK ) e specialista in biologia degli impollinatori.
Questo non è tutto. Le soluzioni proposte dalla IUCN nel suo comunicato, per la protezione degli impollinatori selvatici, sono esattamente quelle raccomandate dall’industria agrochimica: “creazione di aree e di fasce tampone piene di fiori intorno ai terreni agricoli”, “preservazione delle praterie ” .
Da nessuna parte l’IUCN cita la restrizione d’uso di alcuni pesticidi – soluzione peraltro già parzialmente attuata a livello europeo, con la moratoria in vigore dal dicembre 2013, di tre molecole neonicotinoidi.
“CALUNNIE”?
Per Jean-Christophe Vié, direttore aggiunto del programma sulle specie dell’IUCN, questi sospetti rispecchiano delle “calunnie”. “Noi non riceviamo fondi da parte di Syngenta – precisa – ci sono delle discussioni in corso, ma non c’è alcun accordo concluso. Se si raggiungerà un accordo, ne daremo informazione sul nostro sito web, rendendone pubbliche le condizioni. E’ la nostra politica di trasparenza. ” La prospettiva di un tale accordo suscita tensioni nel seno dell’organizzazione. Queste covano già dalla partecipazione di Syngenta al World Conservation Congress dell’IUCN, tenutosi a Jeju ( Corea del Sud ) nel settembre 2012. L’azienda agrochimica svizzera invece non ha risposto alle domande di Le Monde.
Secondo un’e-mail interna all’IUCN, ottenuta da Le Monde, i colloqui sono infatti più che avanzati. Il documento, datato 5 marzo, prevede “una riunione d’alto livello” di un giorno e mezzo, fra una decina di responsabili dell’IUCN e altrettanti alti dirigenti della società svizzera. Prevista per il mese di aprile, la riunione è stata rinviata, secondo le nostre informazioni, al mese di maggio.
L’incontro è reso possibile dalla decisione del C/82/19 del Consiglio di IUCN, che consente di “esplorare la potenzialità di collaborazione tra IUCN e Syngenta”, nella prospettiva di raggiungere una “futura relazione contrattuale. Da qui alla fine del 2014”. La lettera precisa che uno degli obiettivi perseguiti è “individuare le aree di convergenza e di divergenza [tra le due organizzazioni] per raggiungere dei cambiamenti tangibili e positivi ” e “creare uno spazio di dialogo costruttivo sui punti di disaccordo ” …
Inoltre, Jean-Christophe Vié sottolinea come le valutazioni dell’organizzazione sono affidate a scienziati esterni. Eppure, come lo stesso Vié ammette sono stati “sorpresi” che i cinque esperti nominati dalla IUCN “non abbiano evocato il “caso pesticidi”. Nell’elenco delle minacce individuate per ciascuna delle 30 specie in declino, il cambio climatico è menzionato per 23 di queste, con altre cause, come ad esempio “i cambiamenti delle pratiche agricole”.
C’E’ PUZZA…
Per diversi ricercatori intervistati da Le Monde, c’è puzza di … Poiché un solo studio sperimentale, debitamente pubblicato, attribuisce la maggior parte della causa di declino al cambio climatico. Condotto da due ricercatori dell’Università di Mons ( Belgio ) – di cui uno del panel di IUCN – lo studio in questione suggerisce, di fatto, una correlazione tra l’abbondanza delle popolazioni di bombi e il riscaldamento di una regione dei Pirenei. Ma lo studio si limita a una piccola zona e non ha debitamente convinto la comunità scientifica: pubblicato nel 2012 negli Annali della Società entomologica di Francia, non è mai stato, secondo la banca dati Scopus, citato da altri studi.
“Di contro molti studi che mostrano gli effetti di insetticidi agricoli sui bombi, protesta un biologo. In particolare, Penelope Whitehorn [Università di Stirling] ha pubblicato un importante lavoro sulla rivista Science nel 2012, che dimostra come un’esposizione di bombo comune a delle dosi di imidacloprid [un insetticida neonicotinoide] come quelle che si rinvengono in natura, riduce dell’85% la produzione di regine in una colonia”.
Lo studio, uno dei più citati su questo tema, conclude così “Dato il livello cui vengono utilizzati i neonicotinoidi nel mondo sviluppato, sono suscettibili di esplicare un significativo impatto negativo sulle popolazioni di bombi. ” E quindici studi pubblicati negli ultimi due anni, documentano una varietà di ” effetti avversi ” da insetticidi agricoli sui bombi.
“NESSUNA PROVA…”
“Le minacce per i bombi individuate riassumono ciò che può portare al rischio di estinzione a livello europeo, e non hanno l’obiettivo di essere una descrizione completa di tutte le minacce, a livello locale, sulle specie in questione” risponde Ana Nieto, responsabile di IUCN per la conservazione della biodiversità europea. Di fatto, si deve notare che delle specie molto diffuse, spesso possono conoscere dei declini importanti in certe zone, per esempio a causa di pesticidi, ma restano in buona salute altrove.” Secondo la valutazione di IUCN, una diecina di specie vedono addirittura le loro popolazioni complessive in aumento. La Nieto aggiunge che l’unico legame di interessi dichiarato dai cinque esperti è un finanziamento di € 8.000 ricevuto nel 2009 dall’Università di Mons, da cui due dei cinque esperti se ne sono andati, assunti da società agrochimiche.
Quanto agli elementi di prova che individuano nel riscaldamento globale una causa importante del declino, la Nieto risponde che questi sono contenuti nei risultati preliminari del programma di ricerca STEP europea (Status and Trends of European Pollinators), non ancora pubblicato.
Intervistato da Le Monde, il coordinatore del progetto STEP, Simon Potts (Università di Reading), citato nel comunicato di IUCN, difende il lavoro dell’organizzazione. Sottolinea che “se i pesticidi possono essere potenzialmente implicati nel declino delle popolazioni, non vi è alcuna prova diretta ” . Gli studi che dimostrano i loro effetti deleteri, non riguardano, a suo parere, che il bombo più comune (la specie Bombus terrestris), non le specie veramente minacciate, alcune delle quali d’altra parte non vivono nelle zone a coltivazione intensiva.
Lo stato delle conoscenze consente una varietà di opinioni. Reagendo alla moratoria europea sui tre insetticidi neonicotinoidi, il dottor Potts dichiarava nell’ aprile 2013 al Guardian: “la moratoria è una buona notizia per gli insetti impollinatori. Il peso delle prove fornite dai ricercatori indica chiaramente che abbiamo bisogno di eliminare gradualmente i neonicotinoidi. Ci sono diverse alternative al loro uso, e gli agricoltori beneficeranno di sane popolazioni di impollinatori.”
Ma sei mesi dopo, davanti alla commissione ad hoc del Parlamento del Regno Unito, il ricercatore ha tenuto un discorso opposto: “a breve termine, il divieto avrebbe enormi implicazioni negative per il sostentamento degli agricoltori e la sicurezza alimentare “.
Perché una tale giravolta? “Come dovrebbe essere per ogni buon scienziato, io sono aperto a nuovi elementi di prova, e le mie opinioni possono cambiare a seguito di nuove scoperte”, risponde il dottor Potts, senza ulteriormente approfondire.{jcomments on}
Fonte: Le Monde, “L’UICN, Syngenta et le déclin des bourdons” (articolo pubblicato il 05.05.2014)
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