Dai dati raccolti dall’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele, alla ripresa primaverile si è dimostrata drammatica la situazione delle famiglie in gran parte del Centro-Nord. I timori dei mesi scorsi sono stati purtroppo confermati. Quasi ovunque le api che sono riuscite a sopravvivere all’inverno versano in condizioni che non fanno sperare nulla di positivo per l’imminente…
…inizio di stagione. Le perdite sono state molto alte – soprattutto nella zona collinare delle regioni nord-occidentali – arrivando a superare anche il 50%. Gli apicoltori più fortunati hanno comunque perdite intorno al 20-30%. Le zone più colpite da questo fenomeno sono come detto il basso Piemonte, la Lombardia e la Toscana interna. Leggermente migliore la situazione lungo la costa tirrenica, in Liguria, in parte dell’Emilia-Romagna e nel Nord-Est, anche se – un po’ a macchia di leopardo – sono stati segnalati anche in questi areali danni ingenti.
Le famiglie sopravvissute versano in grave difficoltà, quasi ovunque sono in ritardo nello sviluppo e scarsamente popolate, tanto da far temere per la produzione del miele d’acacia – il primo d’importanza rilevante della stagione – il rischio è che siano poche le famiglia d’api che arriveranno al periodo di fioritura della robinia in condizione tali da assicurare una buona produzione di miele.
I motivi di questa ecatombe sono diversi. Probabilmente è un cocktail di eventi sfavorevoli. Il primo imputato è la siccità della passata stagione, che ha ridotto la vitalità delle api e impedito una sufficiente raccolta di scorte e la preparazione di un’adeguata popolazione d’api da “invernamento” per affrontare l’inverno che, seppur non particolarmente rigido, è stato lungo e ha avuto i mesi di febbraio e marzo particolarmente freddi e nevosi. I diffusi problemi sanitari hanno fatto probabilmente il resto.
Fortunatamente buona, in qualche caso ottima, la situazione al Sud. Buone le notizie da Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, anche se è stato segnalato un leggero ritardo rispetto alla norma nello sviluppo delle api, che sono comunque in buone condizioni. Mediamente buona la situazione in Sardegna, anche se continuano i problemi segnalati il mese scorso per il Nosema (soprattutto nel Centro-Nord) e per il Mal nero (al Sud).
La situazione ambientale – contrariamente a quella sanitaria – è invece una delle migliori degli ultimi anni in quasi tutta la Penisola. Le abbondanti precipitazioni invernali e le temperature non troppo rigide dei mesi scorsi hanno fatto sì che le fioriture siano abbondanti e ricche di nettare, fatto questo che potrebbe contribuire ad una parziale ripresa della situazione che al Nord, come detto, sembra in questo momento compromessa.
La richiesta di famiglie ha ormai superato ogni immaginazione ed è tale che ormai non è più possibile far fronte alla domanda. Il risultato è che quest’anno in primavera, specie al Centro-Nord, non ci saranno api a sufficienza per garantire la produzione, indipendentemente da come sarà il proseguo della stagione. La scarsità di api potrebbe determinare una flessione della produzione nazionale di parecchi punti – sicuramente della capacità produttiva – che si andrebbe ad aggiungere alle scarse produzioni di questi due ultimi anni.{jcomments on}
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