Cambiano, e non necessariamente in peggio, le abitudini e le occasioni di consumo e di proposta commerciale del miele. L’importanza del saper aggiornare la qualità del servizio e l’opportunità di sottolineare la varietà dei mieli d’Italia.
Una volta gli apicoltori, che vendevano direttamente ai consumatori, confezionavano il loro miele esclusivamente…
in vasi da 1.000 g e più, oppure riempivano i vasi che il consumatore spesso portava loro. In seguito, l’introduzione dei vasi di plastica più economici e la vendita tramite supermercati, impose il confezionamento anche di vasi da 500 g. Raramente mi è capitato di vedere in vendita le confezioni da 250 g anche se le vetrerie hanno prodotto dei vasetti di vetro con le cellette esagonali sui bordi proprie dei vasi per miele. Proprio per la scarsa richiesta non sempre si trovano con facilità.
La mia decennale esperienza di vendita diretta ai consumatori mi ha insegnato che la confezione da 250 g ha molte ragioni di essere e, oltre che gradita, è anche stimolante per indurre molti acquirenti a provare un alimento di cui tutti parlano bene, ma che non è mai entrato nelle loro abitudini alimentari.
Ma allora perché questa confezione non viene offerta su larga scala?
Ecco alcuni motivi tra tanti che sostengono la validità di offrire le confezioni da 250 g:
- La possibilità di acquistare tipi di miele uniflorali e millefiori diversi da quelli solitamente utilizzati, come l’acacia, con una minima spesa e senza dover poi consumare un miele eventualmente non gradito, ma offrendo l’occasione di assaggiare un miele di melata, di castagno, oppure il cristallizzato in alternativa a quello liquido.
- Il minimo ingombro e peso sia per portare un omaggio a persone anziane a casa e in ospedale, sia per portarsi in viaggio o in vacanza anche nella seconda casa.
- In occasione delle feste è ormai diffusa la pratica di fare omaggi con cesti nei quali vengono inseriti diversi articoli, specie alimentari, con preferenza per le piccole confezioni in modo da offrire un vasto assortimento di assaggi.
Ci sono molte persone che non consumano miele oppure lo fanno in modo discontinuo; la confezione anche di soli 500 g, che rimane aperta per lungo tempo specie d’estate, corre il rischio di fermentazione o di cristallizzazione che fanno venir meno poi la voglia di ripeterne l’acquisto.
Quindi, Signori apicoltori grandi e piccoli, provate a mettere in vendita anche le confezioni da 250 g, specie nei mercati, fiere e supermercati e con ciò farete anche una ben remunerata promozione del vostro e del miele in generale.
La conferma che questa confezione è gradita la trovate anche nell’indagine pubblicata su un vecchio L’Apis (maggio 2002) dove alla domanda n°25, pagina 17, risulta che ben il 28% degli intervistati preferisce il formato piccolo da 250 g.
5 agosto 2004, Benito Merlo
Potrebbero interessarti
Report su produzione e mercato di miele di acacia in Lombardia
20 giugno 2013 L’associazione regionale Apilombardia traccia, sul suo sito, un primo bilancio dell’infausto avvio sul territorio regionale della prima parte…
Grande partecipazione al CRT Patologie apistiche di Unaapi – Napoli edizione 2021
Si è svolto a Napoli, nelle giornate del 24 e 25 Novembre, l’ultimo evento formativo 2021 del Centro di Riferimento…
Il Decreto Rilancio è legge: ecco le misure di tutela per l’apicoltura
1 agosto 2020 Con la legge n. 77 del 17 luglio 2020 è stato definitivamente convertito in legge il CD…
Residui di antibiotici nel miele proveniente da Cina e America latina
5 febbraio 2002 Il miele e’ considerato un prodotto sano per eccellenza, ma un’indagine condotta da Test- Achats, l’associazione dei…
Crescendo di furti d’alveari in Piemonte
(2 aprile 2012) La notte del 30 di marzo sono stati rubati 80 alveari, dei 92 presenti, in un apiario a…
Allerta sanitaria europea 2008 – 2009
(31 dicembre 2009) Elendo completo degli allarmi e delle informazioni di notifica da parte della Comunità europea in relazione alla…




