In Europa s’importa miele spazzatura.
Lo diciamo da anni: ora lo scopre anche la U.e.!
L’Agenzia degli Standard Alimentari Inglese (Food Standards Agency U.K.) ha disposto il ritiro dal mercato di tutti i vasi di miele cinese tal quale od in miscela con mieli dichiarati d’altra provenienza.
La decisione a seguito di test analitici che…
…hanno rivelato tracce degli antibiotici cloranfenicolo e streptomicina nei vasi di miele d’origine cinese.
L’Agenzia degli Standard Alimentari Inglese (Food Standards Agency U.K.) ha incominciato i test sul miele per le preoccupazioni relative alla mancanza di controlli sull’uso di farmaci veterinari in Cina.
Residui di cloranfenicolo sono stati trovati in 10 su 16 campioni. Residui di streptomicina in 7 su 15 campioni di miele esaminati; in svariati casi nello stesso campione sono stati riscontrati residui di entrambi gli antibiotici.
Nell’Unione Europea è illegale utilizzare il cloranfenicolo in tutti gli allevamenti zootecnici.
Un incontro d’esperti scientifici indipendenti, convocati dall`Agenzia per valutare il rischio dei residui per i consumatori, ha concluso che il rischio sarebbe basso (?). Il principale pericolo, conosciuto, del cloranfenicolo è collegato ad una forma d’aplasia anemica, una rara ma seria malattia del sangue che colpisce da 50 a 100 persone l’anno nel Regno Unito. Il cloranfenicolo è, peraltro, sospettato d’avere possibili connessioni con fenomeni tumorali.
Ulteriori test sono in corso e l’Agenzia ne renderà pubblici il risultato e le conseguenti indicazioni.
Gli stessi antibiotici, nondimeno, sono stati ritrovati in molte altre derrate zootecniche d’origine cinese ed asiatica (gamberetti, volatili ecc…).
Il miele cinese, così come quello dichiarato d’altre origini (Spagna) ma, in effetti, cinese o miscelato con miele cinese, è stato ritirato da tutto il mercato dell’Inghilterra. Si stanno realizzando i primi fenomeni d’insufficiente approvvigionamento del mercato inglese ed i prezzi al consumo del miele sono in salita.
Vi sono segnali di calo dei consumi, il consumatore inglese, abituato a trovare il miele a prezzi stracciati, non sembra disponibile a spendere di più e tenderebbe a rivolgersi ad altri dolcificanti.
Non è probabile che in poco tempo l’apicoltura e l’agricoltura, cinese possano convertirsi a metodi di produzione accettabili secondo gli standards europei.
Non va scordato che in Cina qualsiasi mezzo che aumenti la produttività e che sia connesso alla “scienza” gode di un apprezzamento condiviso.
Secondo un’opinione assai diffusa in Cina sarebbe stato il rifiuto della scienza a far soccombere la millenaria civiltà orientale a fronte di quella occidentale.
Tant’è che sul mercato interno cinese non vi è alcun dubbio o ripulsa nei confronti degli alimenti geneticamente modificati (O.G.M.) che anzi sono assai ricercati e venduti a quotazioni più elevate di quelle dei prodotti tradizionali.
Per ora l’unica risposta della Cina è stata la ritorsione con il divieto d’importazione da molti paesi, prevalentemente europei, di cosmetici con preparati d’origine animale.
La Commissione Europea ha emesso un divieto temporaneo d’importazione di derrate zootecniche dalla Cina (fra cui miele, pappa reale e propoli).
Dal 13 marzo 2002 tutte le importazioni sono sospese.
Si è nell’attesa di una decisione di sospensione più articolata.
I prezzi mondiali del miele hanno, subito ed ovviamente, risentito di tale congiuntura.
Uno dei più grandi paesi fornitori del mondo si trova fuori giuoco, quantomeno temporaneamente, e si potrebbero verificare condizioni di carenza di miele.
L’offerta di miele argentino si sta attestando, mentre scrivo, sopra 1.55 US$ mentre pochi mesi fa si aggirava intorno a 0,90 US$.
Nell’ambito dei paesi comunitari non è, generalmente, consentito l’utilizzo d’antibiotici nell’allevamento delle api.
In Italia non esiste alcun’autorizzazione d’uso degli antibiotici per la lotta alle malattie delle api ed è, inoltre, attivo ed efficiente un articolato piano di prelevamenti ed analisi, da parte delle autorità sanitarie, per la ricerca d’eventuali residui.
Il livello di precisione dei metodi analitici, per la ricerca di residui di trattamenti non consentiti, quali gli antibiotici, si affina d’anno in anno.
Ma la legislazione per l’importazione del miele nell’U.e. non prevede il divieto d’antibiotici nel miele.
Enormi partite di “miele”, pertanto, sono importate nella Comunità senza alcun serio controllo in ingresso ed alla frontiera.
E’ urgente che il nostro paese si attivi per:
– Uniformare le normative interne all’Unione Europea sui residui d’antibiotici nel miele.
– Effettuare rigorosi controlli sul miele posto in commercio; con particolare scrupolo per i mieli provenienti da paesi che non hanno legislazioni igienico/sanitarie analoghe a quella italiana.
E’ inderogabile che l’intera categoria degli apicoltori italiani colga la sfida, e la connessa opportunità, che ci viene proposta.
Non è più ammissibile alcuna scorciatoia. Non è più accettabile alcuna scusante. Il miele con residui è spazzatura. La lotta alle patologie pestose non ha prospettive se include, quale strumento di rilievo, l’utilizzo d’antibiotici.
Come annunciava correttamente la bellissima piéce teatrale: “Gli esami non finiscono mai”
Francesco Panella {jcomments on}
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