Varroa, trattamenti invernali: dove le api non bloccano la covata
Nel centro-sud Italia, sono molti gli areali dove non si registra un vero e proprio blocco di covata invernale, ed è per questo motivo che molte aziende apistiche hanno messo a punto alcune biotecniche.
Le gabbie migliori sono quelle che permettono di bloccare la regina sopra la covata residua, come la piccola gabbia cinese, posizionabile con un semplice stecchino. Il blocco deve protrarsi sino a completa schiusa di tutta la covata presente, quindi non meno di 21-22 giorni nel caso frequente che non vi siano celle maschili. Alla liberazione della regina si esegue il primo trattamento con Api-Bioxall® gocciolato, e dopo 2-3 giorni se ne effettua un secondo in modalità sublimata (meno tossico per le api).
● L’asportazione completa della covata: nei mesi di novembre e dicembre, quando la quantità di covata è ridotta al minimo, è possibile asportandola completamente (uova, larve e opercolata), creare un’assenza di covata utile all’esecuzione dei trattamenti. Anche in questo caso il farmaco d’elezione è l’Api-Bioxall®, da usarsi gocciolato il giorno dopo l’asportazione, per dare tempo alla famiglia di riposizionarsi sui favi rimasti. Un secondo trattamento sublimato a distanza di 2-3 giorni garantirà un’efficacia adeguata. La covata asportata può essere eliminata, ad esempio congelando i favi ed uccidendo larve e varroe. Nel caso di covate estese e di bassa infestazione (massimo 4%), e di temperature ambientali ancora relativamente elevate possono essere conservate e fatte schiudere in ambiente riscaldato a 35°C, e le api ottenute dopo trattamento con acido ossalico, utilizzate per aiutare le famiglie più bisognose.
● Una terza possibilità, per le aziende a conduzione convenzionale, è l’utilizzo del farmaco Apivar® a base di amitraz. L’uso prolungato invernale, è possibile grazie alla lenta cessione del principio attivo da parte del substrato di cui sono costituite le strisce. La lunga permanenza permette alle famiglie di eseguire più cicli di covata in presenza del farmaco, e di limitare il fenomeno della reinfestazione.
Si ringrazia l’Apicoltura Il Giglio di Lecce, per aver fornito parte delle foto a corredo dell’articolo.
![]() |
![]() |
{jcomments on}
Potrebbero interessarti
Ricerca. Identificati fattori di virulenza dell’agente della peste americana
22 novembre 2013 Due lavori tedeschi, appena pubblicati sulla rivista Environmental Microbiology apportano importanti contributi alla conoscenza della patogenesi di…
USDA: le colonie con accesso al polline naturale hanno minori cariche di patogeni e migliore sopravvivenza invernale di quelle fornite con sostituti proteici
29 febbraio 2016 Su Apidologie di marzo 2016 è stato pubblicato un nuovo lavoro di ricercatori dell’USDA che conferma che…
Varroa – Lotta: biotecniche
Biotecniche Le biotecniche sono metodi manipolativi che si basano sulla gestione degli alveari per ridurre la popolazione di acari. Sono…
Usa 2010: nuova grande mortalità d’api
(7 aprile 2010) Un recente sondaggio federale ha accertato quest’inverno una nuova e ancor più pesante moria d’alveari nel Nord…
Istituita L’anagrafe Apistica Nazionale
(1 maggio 2010) Come è noto una delle problematiche più gravi per la comprensione dello stato del settore apistico è…
Multa per detenzione acido ossalico
(21 dicembre 2009) 20.000 Euro di sanzione a un apicoltore per uso di acido ossalico. In questi giorni si è…


