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Lotta alla Varroa: resistenza agli acaricidi

Resistenza agli acaricidi

La varroa ha dimostrato di diventare rapidamente resistente quando lo stesso principio attivo viene utilizzato in modo reiterato (cfr. selezione della resistenza).

Sono noti, limitandosi ai principi attivi attualmente registrati in Italia, fenomeni di resistenza più o meno spiccati e diffusi, al tau-fluvalinate, al timolo e all’amitraz (non dimostrato con certezza in Italia). Non sono stati ad oggi accertati fenomeni di resistenza agli acidi organici.

Meccanismi

Ciascun acaricida agisce su uno specifico sito d’azione, il bersaglio molecolare (un enzima, un canale ionico ecc.) cui si lega il farmaco modificandone il funzionamento.

Sono molte le specie di acari e di insetti che manifestano resistenza ad uno o più principi attivi tramite uno o più dei meccanismi seguenti:

  1. potenziamento degli enzimi preposti alla detossificazione: si manifesta a diversi livelli a seconda dell’efficienza delle degli enzimi detossificanti nel metabolizzare il principio attivo prima che esplichi la sua azione
  2. modifica del sito bersaglio in una forma che il farmaco non può più legare
  3. opposizione di barriere fisiche alla penetrazione del farmaco (es. cuticola)
  4. comportamento tale da evitare il contatto con il farmaco

Resistenze a più principi attivi

Spesso la resistenza non è limitata ad una sola molecola ma a più molecole che condividono lo stesso meccanismo d’azione (resistenza crociata), per esempio per il fatto che una mutazione ad un sito d’azione può impedire il legame a diversi farmaci che lo condividono.

E’ anche possibile che negli stessi acari siano espressi caratteri di resistenza a più principi attivi non correlati (resistenza multipla). Ciò accade in genere quando un principio attivo viene utilizzato ripetutamente fino a quando gli acari non hanno sviluppato resistenza e poi sostituito da un secondo principio attivo, nuovamente utilizzato fino a quando non sviluppa resistenza anche a questo.

Selezione della resistenza

Gli acari che hanno sviluppato resistenza al principio attivo utilizzato dall’apicoltore hanno un forte vantaggio competitivo sugli altri acari non resistenti.

Un carattere di resistenza molto poco diffuso nella popolazione in seguito a trattamenti ripetuti di elevata efficacia diventa nel giro di poche applicazioni del trattamento altamente prevalente, rendendo ad un tratto inutili i trattamenti ed esponendo gli apicoltori a forti perdite.

resistenza acaricidi

Gli alveari in cui gli acari sono divenuti resistenti possono facilmente collassare causando la diffusione sul territorio degli acari con i caratteri di resistenza a causa del saccheggio (reinfestazione).

Gestione della resistenza

La varroa ha dimostrato di diventare rapidamente resistente quando lo stesso principio attivo viene utilizzato in modo reiterato. Lo sviluppo di meccanismi di resistenza è inevitabile ma può essere gestito per rallentarlo e ridurne gli effetti deleteri. Alternare principi attivi con diversi meccanismi d’azione permette di eliminare con il secondo trattamento anche gli acari resistenti al primo, inoltre l’utilizzo delle biotecniche e più in generale di un approccio di lotta integrata permettono di integrare l’azione degli acaricidi riducendone l’uso e quindi la pressione selettiva sugli acari.

Talvolta i caratteri di resistenza ad una classe di principi attivi costituiscono uno svantaggio competitivo in assenza della pressione selettiva data dai trattamenti, per cui la prevalenza dei caratteri di resistenza nella popolazione va calando con la sospensione dell’utilizzo dei prodotti rendendone di nuovo possibile l’uso nel giro di alcuni anni (cfr. resistenza al tau-fluvalinate).

Altre cause di inefficacia dei trattamenti

Non sempre un trattamento acaricida inefficace è da attribuirsi a resistenza degli acari al principio attivo utilizzato.

E’ possibile che il trattamento non sia efficace anche perché è stato somministrato un dosaggio insufficiente, una modalità di somministrazione impropria. Anche il veicolo o le condizioni dell’alveare (es. acido ossalico gocciolato sul ceppo il giorno stesso dell’asportazione della covata) possono non avere permesso una buona distribuzione del farmaco. Potrebbe anche essere stato utilizzato un farmaco non adatto al momento, come l’utilizzo di acido ossalico in presenza di covata. Inoltre un trattamento efficace può essere vanificato dalla reinfestazione.

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