Il prossimo 21 giugno, il Teatro Franco Parenti di Milano ospiterà l’iniziativa “API IN COMUNE – Salviamo le api per salvare il Mondo. Scienza e conoscenza s’interrogano: è sostenibile l’odierna agricoltura intensiva?”.
Una giornata con eventi d’informazione e confronto sull’attuale modello di produzione del cibo, promossa da Unaapi, Conapi e Bee Generation, con il patrocinio del Comune di Milano.
Le api ci avvertono…
Le api sono una forma vivente complessa e fragile, capace di avvertirci delle conseguenze dall’attuale sistema agricolo che si regge sull’impiego massiccio di pesticidi e fertilizzanti. Ogni anno più del 30% degli alveari nord americani muore; negli ultimi vent’anni oltre il 60% delle farfalle europee sono sparite e gli uccelli di campo più comuni sono sempre meno, mentre i pipistrelli sono addirittura diventati specie da proteggere. Il collasso di così tante forme di vita dipende da molte cause fra cui spicca l’agricoltura intensiva con i suoi veleni chimici. Le ultime “novità” sono il glifosato, il sedicente “diserbante innocuo”, e gli insetticidi sistemici neonicotinoidi.
Tutti ricordiamo come il DDT venne prima presentato come soluzione e poi vietato per la sua tossicità sull’ambiente e sull’uomo.
Un grammo di insetticida sistemico neonicotinoide ha una tossicità per le api pari a quella di oltre sette Kg del micidiale DDT. I neonicotinoidi sono tutt’altro che “armi intelligenti”: sterminano subito, mentre ciò che sopravvive è indebolito nel tempo. Queste molecole sono così solide e persistenti da contaminare gran parte delle fonti d’acqua dell’Italia (come attesta il monitoraggio 2014 di Ispra, l’agenzia ambientale nazionale). L’Italia dal 2008 e l’Ue dal 2013 hanno vietato alcuni utilizzi dei neonicotinoidi (per la concia delle sementi e sulle colture visitate dalle api, prima della fioritura); ciò nonostante sono gli insetticidi sempre più utilizzati su tutte le colture dello Stivale, con gravi, inaccettabili effetti sulla sopravvivenza di api, insetti e molteplici, indispensabili forme viventi.
La ri-autorizzazione del glifosato
Scade il 30 giugno l’autorizzazione Ue del glifosato – la sostanza attiva del noto erbicida Roundup – il pesticida più utilizzato in tutto il mondo, quello più rinvenuto nelle acque e nell’ambiente. È uno dei pesticidi più irrorati, e la sua presenza nelle acque è ampiamente confermata, ma il suo monitoraggio in Italia è tuttora effettuato solo in Lombardia. Nessuna Regione italiana analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili. E’ impiegato al 90% in agricoltura e poi da Comuni ed Enti per la manutenzione di strade e ferrovie, ed è assai usato anche per orti e giardini. Nel 2014 sono stati distribuiti nel mondo 826 milioni di Kg di glifosato. Nessun pesticida è mai stato irrorato in maniera così vasta. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) – dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ha recentemente classificato la sostanza come “probabilmente cancerogena” per l’uomo. L’Ue ha invece deciso, senza rendere pubbliche le ricerche a sostegno, che è “improbabile” sia cancerogeno. Per la prima volta nella sua storia, il Parlamento Europeo si è espresso su un problema tecnico come l’approvazione di una molecola fitosanitaria. La risoluzione votata in plenaria ne chiede la riautorizzazione limitata a sette anni e con numerose restrizioni (divieto di utilizzo da parte dei privati, limitazioni degli usi agricoli, ecc…). Tutto questo mentre si accumulano prove scientifiche che la molecola sia oltretutto un perturbatore endocrino. Intanto l’Istituto per l’ambiente di Monaco ha accertato la molecola in ben 14 birre tedesche, con anche concentrazioni 300 volte superiori al valore limite per l’acqua potabile. In Italia invece le analisi effettuate da Test-Salvagente hanno riscontrato la presenza della molecola in: corn-flakes, fette biscottate, farina e pastasciutta.
Non è forse giunta l’ora che sia altrimenti fatta la lotta alle malerbe?
Per una vera innovazione agricola
Gli indiscussi successi della meccanizzazione agricola ci hanno fatto dimenticare l’importanza e la limitatezza di risorse naturali quali: acqua, humus, flora batterica… api e insetti utili. Le più grandi scoperte scientifiche agronomiche, come l’alternanza e la diversità delle colture sono state abbandonate a favore della monocultura. Questa, inevitabilmente, rende pesti e parassiti più resistenti e “costringe” a spargere sui campi pesticidi di volta in volta più tossici. L’attuale modello di produzione industriale del cibo, dipendente dai veleni chimici, non potrà mai e poi mai “nutrire gli affamati”. Potrà solo moltiplicare ancor più i profitti delle multinazionali dell’agrochimica – Bayer, Syngenta, Basf, Monsanto & Co. – che vogliono decidere cosa e come si può coltivare, cosa e come possiamo mangiare; con risultati catastrofici per biodiversità e fertilità. Un‘altra agricoltura, capace sia di preservare la fertilità dei suoli che di dare ottimi risultati produttivi, è possibile. Ascoltiamo la voce degli scienziati indipendenti, applichiamo il “principio di precauzione” otteniamo che siano banditi il diserbante glifosato e le molecole neonicotinoidi e sistemiche. Con questo primo e indispensabile passo contribuiamo al cambio radicale del modo di produrre cibo e preservare la fertilità. Per sfamare sia l’umanità oggi che le generazioni future.
Per una nuova e diversa manutenzione e gestione del verde pubblico
La salute dei cittadini deve essere il primo dovere e obiettivo delle rinnovate amministrazioni comunali. E’ possibile un’altra gestione dell’ambiente urbano che eviti effetti nefasti sulla popolazione civile, in particolare su bambini e anziani? Vi sono già molteplici esempi positivi in tal senso, basta volerlo!{jcomments on}
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