Il miele di Manuka è molto richiesto nel mercato internazionale grazie alle sue conclamate proprietà antibatteriche e anti-infiammatorie. E’ probabilmente il monoflora più caro sul mercato: nel Regno Unito il prezzo di questo miele può superare le 90 sterline al vasetto. Il quotidiano inglese Daily Mail si è interrogato come l’enorme richiesta di miele di Manuka sia soddisfatta dalla produzione che proviene solo dal nettare che le api raccolgono dall’albero Leptospermum scoparium che cresce solo in Nuova Zelanda e in alcune aree Australiane.Il quotidiano ha pubblicato i dati della National Food Crime Unit che ha scoperto come un terzo dei campioni etichettati come miele di manuka nel Regno Unito siano in realtà non conformi a quanto dichiarato in etichetta.
I dati sono ancora più allarmanti se si osserva il mercato internazionale: i produttori neozelandesi di questo monoflora producono circa 1.700 tonnellate di manuka all’anno ma, secondo le stime di mercato, si calcola che fino a 10.000 tonnellate all’anno di miele vengano etichettate come miele di manuka e spedite in tutto il mondo. In pratica solo il 17% di vasetti di miele di manuka neozelandese sono da considerarsi tali.
Tutto il mondo è paese e, come purtroppo accade anche da noi, la scarsa produzione di miele, unita all’incremento della richiesta, incrementa i “furbi” e il rischio di frodi e adulterazioni del prodotto.
Per arginare il problema il Ministero della Nuova Zelanda per il settore primario si sta impegnando a pubblicare, entro la fine del 2016, delle nuove linee guida per la corretta identificazione in laboratorio delle caratteristiche uniche del miele di Manuka. Indubbiamente se le linee guida non verranno accompagnate da una capillare rete di analisi sul prodotto di esportazione il miele di dubbia origine continuerà ad essere in gran parte venduto come manuka.
Nel frattempo continua lo scontro tra Australia e Nuova Zelanda per questo prezioso miele. I neozelandesi rivendicano la loro esclusività sulla dicitura “miele di Manuka” in etichetta sostenendo che il consumatore quando acquista questo monoflora è convinto di comprare un prodotto neozelandese (Manuka del resto è una parola maori). Pertanto, secondo John Rawcliffe portavoce del gruppo commerciale del miele di Manuka della Nuova Zelanda, questo prodotto deve godere dello stesso livello di protezione ed esclusività dello champagne o di altri prodotti di prestigio associati ad una particolare regione o paese.
L’Australia dal canto suo rivendica che il miele di Manuka australiano ha le stesse proprietà organolettiche del miele neozelandese e pertanto cambiare nome in etichetta finirebbe per confondere il consumatore.
…Paese che vai, problema apistico che trovi.
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