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Propoli contaminato da pesticidi sul mercato italiano?

20 maggio 2012

propoli grezzoCon gran risalto un comunicato della Guardia Forestale informa della chiusura di una vecchia indagine, avviata nel 2010, cui è stata tra l’altro già dedicata un inchiesta dalla rivista Il Salvagente.

Il comandante della stazione forestale di Comunanza Gianluca Baiocchi rassicura i consumatori: ‘‘oltre il 90% del miele bio in Italia e’ sicuro. Il resto lo abbiamo reso sicuro noi con i nostri controlli”.

Dai dati proposti dal comunicato, tra cui il sequestro effettuato nel 2010 di 2.000 bottigliette di soluzione idroalcolica e 455.000 perle da masticare, non si capisce se sia emersa una qualche novità.

In attesa di informazioni nel merito più dettagliate e precise  ci sembra possa essere utile,  per una migliore informazione  a cittadini e apicoltori, riproporre quanto, già all’epoca, chiarito dall’Unaapi riguardo il propoli.

Il propoli non è comunemente utilizzato o commercializzato per un suo utilizzo diretto quale prodotto alimentare, e un suo uso quale ingrediente…

 

…o componente alimentare necessita in genere di una, più o meno complessa, fase di trasformazione e lavorazione. Queste operazioni non rientrano ovviamente nella comune pratica di un operatore agricolo quale è l’apicoltore.

 

Quali sono stati sino ad oggi sul mercato i parametri in uso per la cessione/acquisto di propoli grezzo?

 
Gli acquirenti, in genere, per la formulazione del prezzo di acquisto hanno proposto, quale criterio di valutazione principale, se non unico, la presenza o meno d’impurità (api, detriti, schegge di legno …), di cera d’api e a volte l’analisi del livello di contaminazione di metalli pesanti presenti nel prodotto. Non ci risultano segnalazioni di  partite di propoli rifiutate per contaminate da pesticidi.

A chi compete assicurarsi che il propoli sia utilizzabile sotto tutti i profili quale ingrediente alimentare?

 
Non vi possono essere dubbi, lacompetenza è di chi trasforma e pone in commercio il propoli quale prodotto alimentare o ingredinte di preparati alimentari!

 

Quali sono le attenzioni e precauzioni cui deve attenersi l’apicoltore?

 
L’apicoltore, produttore agricolo primario, è tenuto a effettuare le buone pratiche produttive finalizzate a garantire la sicurezza del prodotto alimentare posto in commercio. Quindi, nella corretta conduzione dell’allevamento e nelle fasi di raccolta e confezionamento del prodotto da destinare aalla catena alimentare, deve garantire lo stesso da contaminazioni che possono arrecare un danno alla salute del consumatore. Il propoli è un prodotto agricolo non necessariamente destinato al consumo alimentare, che necessita generalmente, per essere proposto al consumo alimentare umano, di una fase di raffinazione e trasformazione (post primaria). Pertanto l’apicoltore, assicurate le buone pratiche che garantiscono la sicurezza dei prodotti principali a uso alimentare (miele e polline), e quindi garantito che questi sono indenni da contaminazioni, normalmente ritiene (a ragione) che per il propoli sia sufficiente prestare attenzione alle operazioni di raschiatura, per evitare di mischiare al propoli particelle di vernici utilizzate per la protezione delle arnie (rischio di contaminazione da metalli pesanti); effettuando, infine, un’accurata pulizia delle impurità, oltre a conservare il prodotto in luogo pulito e asciutto. Tutte queste operazioni sono svolte più che altro con l’intento di migliorare la qualità commerciale del prodotto. In sostanza si ritiene che l’adozione delle buone pratiche in allevamento, oltre a garantire il miele, di riflesso garantisca anche il propoli.

Quali sono le ragioni che hanno indotto gli inquirenti ad analizzare il propoli?

 
Da quanto comunicato ai media, si evince che gli organi di controllo hanno avviato un’indagine sul rispetto delle norme di produzione da parte degli apicoltori che si attengono alla modalità di produzione certificata biologica. L’indagine non ha fatto riscontrare nel prodotto miele significative non conformità dal punto di vista della sicurezza alimentare. Si è comunque preso atto che, per la verifica e controllo della modalità di produzione biologica, fra i criteri presi in esame, è prassi comune in Italia,  valutare il livello di contaminazione da residui nella cera d’api. 
E’ stato verificato e confermato un effettivo elevato grado di contaminazione della cera convenzionale posta in commercio in Italia sotto forma di fogli cerei. Pertanto è stato deciso di verificare i contaminanti presenti, oltre che nella cera, anche nel propoli, e si è così giunti a individuare significative contaminazioni da pesticidi in prodotti trasformati con propoli.

 

Quali possono essere le possibili fonti di contaminazione del propoli?

 
Data la sua origine (resine esposte all’aria), la sua composizione (resine miste a cera d’api), la sua durata e il riutilizzo prolungato da parte delle api, è accertata una possibile fonte di contaminazione ambientale (per esempio da metalli pesanti) che può comprendere anche molecole stabili e tossiche ampiamente utilizzate in agricoltura per la difesa delle colture.
Un’altra possibile fonte di contaminazione possono essere gli stessi acaricidi  utilizzati per la difesa dalla Varroa destructor e per assicurare la sopravvivenza delle api. La molecola rinvenuta in maggiore quantità nei preparati a base di propoli (fino a 900 ppb di Coumaphos) è tutt’oggi infatti autorizzata in Europa per la lotta alla varroa e fino a poco tempo fa in libera vendita e in uso anche in Italia, contenuta in un preparato apposito per le api (Perizin). Non siamo in condizioni di sapere, all’attuale stato delle conoscenze, se la contaminazione in questione derivi dall’uso nel passato di una molecola presente in un preparato autorizzato o sia dovuta ad un possibile impiego di preparati chimici non consentiti in apicoltura.

Cosa possono e debbono fare gli apicoltori?

 
Oggi, grazie alle indagini delle autorità e all’affinamento delle tecniche analitiche, emerge un’altra grave e possibile via di contaminazione, da pesticidi e dagli stessi antiparassitari utilizzati per la difesa delle api, di prodotti dell’alveare (cera e propoli) non utilizzati direttamente quali alimenti. 
E’ quindi necessario che gli apicoltori tengano nel debito conto che:
1) ogni sostanza con cui l’alveare entra in contatto vi può lasciare traccia, specie se la sostanza è lipofila e quindi si lega bene con le sostanze grasse presenti (quali la cera d’api o il propoli che è al 25-30% composto di cera). L’evidenziazione di tale possibilità deve essere pertanto attentamente considerata nelle pratiche di difesa sanitaria degli alveari, anche nel caso di preparati autorizzati contenenti molecole che possono stabilmente residuare nella cera d’api, nel propoli, con i conseguenti fenomeni di accumulo nel tempo.

2) Spetta agli stabilmenti di produzione, debitamente attrezzati e organizzati ai sensi della vigente e valida legislazione, il controllo di quanto destinato al consumo e all’uso umano, e quindi spetta a loro adottare procedure di analisi e controllo dei prodotti in ingresso.

 
3) La proposta al consumo di preparati alimentari, farmaceutici o cosmetici a base di propoli o di cera deve rigorosamente essere fatta nel pieno rispetto delle procedure precauzionali che salvaguardano e garantiscono la sicurezza dei prodotti. Deve quindi essere accompagnata da una precisa conoscenza dei fattori che intervengono nel ciclo di produzione nella fase di allevamento e raccolta.

In conclusione

L’U.N.A.API. nel suo ruolo di rappresentanza e di stimolo del comparto apistico ritiene che:
difficilmente l’accertamento di contaminazione residuale del propoli può efficacemente essere utilizzato quale affidabile “cartina di tornasole” dell’effettivo rispetto delle procedure di produzione biologica.

 Il propoli è, infatti, matrice soggetta a ben minore ricambio della cera, e preserva e accumula, probabilmente per molti anni, eventuali contaminazioni. Come peraltro molte altre matrici ( per es.: acqua, aria e terreno…) fondamentali nelle produzioni agricole soggette a contaminazione ambientale e/o da precedenti pratiche colturali e/o da difesa sanitaria. Non a caso, infatti, nella normativa comunitaria, e nell’applicazione nazionale per la conversione al metodo di produzione biologico, non è stata ad oggi prevista alcuna “bonifica” del propoli da precedenti possibili contaminazioni.

Al contrario la riduzione progressiva dell’eventuale contaminazione del propoli potrebbe essere considerata efficace indice dell’effettivo rispetto delle pratiche di difesa sanitaria secondo il metodo di produzione biologico.
Possa e debba essere dedicata da parte degli apicoltori italiani la massima attenzione e cura nel preservare da contaminazioni non solo i prodotti apistici alimentari, quali miele e polline, ma anche l’insieme delle materie costituenti l’alveare.

E’ quindi nel merito necessaria una specifica attenzione e attività degli apicoltori italiani, analoga a quella che hanno saputo e voluto attuare, con scelte radicali se non uniche rispetto a gran parte dell’apicoltura mondiale, per evitare qualsiasi rischio di contaminazione da antibiotici nel miele.{jcomments on}

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