Per finanziare (e quindi per fare cassa) l’attività di controllo delle autorità sanitarie, in attuazione a quanto previsto dal reg. 882/04, il decreto prevede una serie di tariffe a carico degli operatori dei settori interessati dai controlli.
In riferimento all’apicoltura, sotto una generica definizione“miele” relativa alla “tipologia di stabilimento” sono fissate, su base annua forfetaria, le seguenti queste tariffe a seconda di tre distinte fasce (“intese in rapporto al prodotto finito e/o alla commercializzazione”) e per stabilimenti la cui attività sia “prevalente ingrosso” (sic!)
euro 400,00 – Fino a 500 tonnellate
euro 800,00 – Da 501 a 1000 tonnellate
euro 1500,00 – Oltre le 1000 tonnellate
E’ di tutta evidenza che il decreto nasce improvvisato, con indicazioni generiche e superficiali, che non contengono conto delle realtà produttive e che non entrano nel merito della distinzione tra attività primaria e attività di trasformazione, tra piccole produzioni e attività di confezionamento.
Viene fissata una tariffa che, per il primo anno di applicazione, è ulteriormente maggiorata del 20%, per coprire eventuali costi non previsti e di un aggiuntivo 0,5% finalizzato a finanziare l’attuazione del Piano di controllo nazionale.
Prima di entrare nel merito dell’impostazione generale, che sarà al più presto oggetto di una presa di posizione ufficiale U.N.A.API. (e ci auguriamo di tutta la filiera agroalimentare), rimarchiamo che la dizione “attività prevalente ingrosso” esonera dal pagamento della tariffa (tassa) tutti gli apicoltori che in prevalenza commercializzano al dettaglio il proprio prodotto.
Pertanto, in questi casi, vanno rimandate indietro eventuali richieste di pagamento che diverse ASL hanno già provveduto a spedire in diverse regioni.
Più complicata è la situazione dei produttori che principalmente cedono all’ingrosso il proprio prodotto: in vasetti alla GDO o a commercianti piccoli e medi, in fusti o secchi a ditte che andranno a confezionarlo.
Questi apicoltori rientrano nella categoria prevista dalla norma pertanto a loro spetta (se nulla cambia, come si può contare d’ottenere) il pagamento del balzello, indistintamente, che producano un quintale di miele o ne producano 500 tonnellate.
A parte la suddivisione in fasce che fa rientrare nella prima la quasi totalità degli apicoltori italiani, c’è da rilevare che una così fatta suddivisione ignora le raccomandazione del reg. 882/04, che all’art 27 punto 5) richiede che nel fissare questo genere di tariffe o tasse gli stati membri tengano conto di:
1. il tipo di azienda del settore interessata e i relativi fattori di rischio;
2. gli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva;
3. i metodi tradizionali impiegati per la produzione, il trattamento e la distribuzione di alimenti;
4. le esigenze delle aziende del settore situate in regioni soggette a particolari difficoltà di ordine geografico.
E specialmente riguardo ai punti 1, 2 e 4 in apicoltura esistono situazioni estremamente differenziate.
Inoltre l’imposizione di una tariffa in modo così generico e totalizzante (nel senso che ricade indifferenziata sul la quasi totalità dei produttori apistici, agricoli e …alimentari… )è in contrasto con i principi di equità e proporzionalità della tassazione in funzione del reddito prodotto.
Non vedo invece molto margine o quantomeno elementi di sostegno per appellarsi al concetto della “produzione primaria” (anche se pare questa strada abbia portato a un ripensamento delle richieste ASL in Emilia Romagna) in quanto il dlgs 198/04 non fa distinzione nel merito né parla specificatamente di attività di trasformazione.
Infine due righe sui conferimenti a consorzi o cooperative in quanto soci, il conferimento del miele da confezionare (fusti) alla cooperativa o consorzio non rientra nella categoria “attività prevalente ingrosso” e quindi esente dalla gabella prevista.
Ripeto conferimento, non vendita, e quindi un rapporto tra socio e cooperativa regolamentato da una procedura definita (regolamento interno) e che è alla base del rapporto mutualistico.
Vanni Floris
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